Approfondimento tecnico: come si misura davvero l’acqua nell’olio

Per gestire correttamente la contaminazione da acqua nell’olio industriale non basta il controllo visivo.
Sono necessarie analisi specifiche che permettano di quantificare il problema e monitorarne l’evoluzione.

Misura dell’acqua: metodo Karl Fischer (ASTM D6304-25)

Il metodo più utilizzato per determinare il contenuto d’acqua è la titolazione Karl Fischer.

Si tratta di un’analisi chimica che consente di misurare con precisione la quantità di acqua presente nel fluido, espressa in ppm (parti per milione).

Questo metodo è particolarmente efficace perché:

  • rileva anche l’acqua disciolta, non visibile 
  • fornisce un dato quantitativo preciso 
  • permette il confronto con analisi precedenti 

È lo strumento principale per individuare contaminazioni in fase iniziale.

Valori indicativi e soglie operative

I limiti accettabili dipendono dal tipo di olio e dall’applicazione.

Indicativamente:

  • oli idraulici:
    valori tipici accettabili < 200 ppm
    oltre 300–500 ppm si entra in area critica 
  • oli per riduttori:
    generalmente più tolleranti, ma già oltre 300 ppm si possono avere effetti su lubrificazione e durata dei componenti
  • impianti critici o ad alta precisione:
    soglie più basse, con attenzione già sopra 100–200 ppm 

Il dato assoluto è importante, ma ancora più rilevante è la variazione nel tempo.
Un aumento rispetto allo storico è spesso il primo segnale di problema.

Supporto diagnostico: spettroscopia FT-IR

Un’analisi complementare utile è la spettroscopia infrarossa (FT-IR).

Questa tecnica permette di:

  • confrontare l’olio in uso con l’olio nuovo 
  • individuare variazioni chimiche del fluido 
  • rilevare segnali indiretti di contaminazione o degradazione 

Nel caso della presenza di acqua, lo spettro può evidenziare:

  • aumento dell’assorbimento in specifiche bande 
  • modifiche legate a ossidazione o alterazioni del lubrificante 

Il confronto con un campione di riferimento (olio nuovo) è fondamentale per una corretta interpretazione.

Indicazioni operative utili

Per una gestione efficace dell’olio industriale:

  • monitorare il contenuto d’acqua con analisi periodiche 
  • confrontare sempre i risultati con lo storico 
  • intervenire ai primi scostamenti, non solo oltre soglia 
  • considerare il tipo di impianto e la sua criticità 

L’obiettivo non è solo rientrare nei limiti, ma mantenere stabilità nel tempo.

In sintesi

Un’analisi corretta dell’olio non si limita a dire se è “buono o cattivo”, ma permette di:

  • individuare contaminazioni invisibili 
  • prevedere l’evoluzione del problema 
  • pianificare interventi mirati 
  • monitorare le condizioni operative dell’impianto

È questo approccio che consente di trasformare la manutenzione da reattiva a preventiva.

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